Page 28 - merged
P. 28
re rivelato alla società, la quale costruì il pallone disse: «Se Enrico salterà in aria, salterai anche tu».
ritenendo che l'Esercito avrebbe fatto volare un pal- Questo mi portò ad affrontare con Fermi il problema
lone quadrato. A parte lo scherzo, il pallone costi- del pericolo insito nell' esperimento della "pila",
tuiva una chiara indicazione della vigilanza costante eseguito com'era nel cuore di una grande città. Si
durante quei quasi quattro anni di lavoro attorno vede che mi aspettavo una risposta in chiaro oscuro,
alla "pila" e dello sforzo di prevedere le difficoltà e giacché quella che mi diede lui mi parve molto arzi-
di essere preparati ad affrontarle. Anche dopo aver gogolata e poco esauriente. Quando era stata
accertato che una "pila" funzionante ad uranio natu- costruita la "pila", mi disse, egli ed il suo gruppo
rale era realizzabile, e dopo che ne ebbero all'incirca avevano preso attente misure per tutte le conse-
valutato le dimensioni, i fisici sapevano che le guenze possibili e si erano resi conto fino in fondo
dimensioni finali sarebbero dipese dalla purezza dei del comportamento della "pila" stessa.
materiali. Un blocco di uranio, oppure di grafite, di Non si aspettavano sorprese dalla "pila" ed erano
minore purezza di quella desiderata avrebbe signifi- certi che, una volta dato l'avvio alla criticità, essa si
cato la necessità di una "pila" più grande. Ma esiste- sarebbe comportata nel migliore dei modi.
va un limite materiale: e cioè l'altezza del soffitto Purtuttavia, avendo a che fare con una cosa del
del vano in cui si costruiva la "pila". Per superare tutto nuova, quale la liberazione di energia nucleare,
questa difficoltà Fermi insistette affinché, se neces- non potevano scartare l'eventualità che un fenome-
sario, fosse estratta dalla "pila" l'aria con il suo azoto no imprevisto venisse a disturbare l'esperimento.
assorbitore di neutroni. Ecco perché ci voleva il pal- Il rischio che correvano consisteva in questo
lone. L'effetto dell'aria sulla "pila" era già stato stu- elemento imponderabile.
diato da Fermi e dal suo gruppo alla Columbia Allo scopo di ridurre al massimo tale rischio
University. presero tutte le precauzioni possibili ed immagina-
bili. Grandi quantità di cadmio erano a portata di
Del giorno della prova finale, il 2 dicembre, ebbi mano per spegnere la "pila", qualora fosse andata
varie descrizioni, dato che i testimoni non erano fuori controllo. Le barre di sicurezza automatiche
riluttanti a ricordarlo. Erano tutti d'accordo su un però erano tarate per scattare ad un livello troppo
punto: Fermi era rimasto calmo mentre dirigeva l'e- basso di attività, come risultò evidente quando
sperimento, forse il più calmo fra tutti i presenti. entrarono in funzione con uno scatto secco, che
A volte ho pensato che nei commenti dei suoi Fermi interpretò come il segnale di pausa «per
amici ci fosse una punta di critica per la sua imper- andare a mangiare un boccone».
turbabilità in un tale momento, come se un po' di L'esperimento fu condotto lentamente e con
ansia fosse stata più appropriata della sua sicurezza. estrema cautela, passo passo, mentre Fermi control-
Da parte mia si trattava certo di ipersensibilità, lava ripetutamente se la "pila" si comportasse secon-
ma non potei fare a meno di pensare ad un'osserva- do i calcoli. Fu così che la semplice operazione di
zione espressami nell' autunno del I942 da un fisico, rimuovere tutti i controlli e dare l'avvio alla "pila"
che era per sua natura pessimista. Dopo avermi durò per tutta la mattinata, e parte del pomeriggio
esortata a non preoccuparmi per il mio destino, mi
della storica giornata del 2 dicembre I942.
Laura Fermi Alcuni ricordi personali I 37

